CAFFE’

I più recenti studi sulla composizione chimica dell’aroma del caffè, condotti con metodologie sofisticate, hanno individuato più di 600 sostanze diverse come ad esempio : minerali, lipidi, trigliceridi, acidi grassi liberi, proteine, amminoacidi, carboidrati e caffeina.

La caffeina è una sostanza di sapore amaro: si comincia ad apprezzare il suo gusto quando la concentrazione è compresa tra 0,2 e 1,8 mM/litro, concentrazione di solito presente in una tazzina di caffè.

Il suo assorbimento risente di molti fattori, come per esempio l’età, e il suo metabolismo è influenzato, oltre che da quest’ultima, anche da altre condizioni come l’abitudine al fumo, che lo accellera.

La caratteristica più importante della caffeina, quella che l’ha resa famosa non soltanto fra la gente, ma anche negli ambienti scientifici, è la sua attività farmacologica.

A 170 anni dalla sua scoperta impegna ancora oggi molti ricercatori.

E’ una sostanza che viene utilizzata come analgesico, ma alle dosi comunemente consumate con il caffè, la sua attività farmacologica è assai modesta. Gli effetti farmacologici compaiono soltanto a dosi molto più elevate di quelle contenute in una tazzina di caffè consumata abitualmente e in tempo piuttosto breve. La caffeina inoltre viene assorbita molto velocemente dal nostro organismo a livello gastrointestinale, non creando così problemi di accumulo. Dopo 15 minuti circa dall’assunzione raggiunge la sua massima concentrazione nel sangue per poi diminuire gradualmente, scomparendo del tutto dopo alcune ore.

Nonostante la difficoltà riscontrata dagli studiosi ad esaminare questa sostanza, si sono verificate delle ipotesi che riguardano i suoi effetti sull’organismo umano, che qui elenco:

Fertilità maschile à Forse il risultato più sorprendente, ma anche più sicuro, emerso dagli esperimenti condotti negli ultimi 15 anni, circa gli effetti della caffeina sulla fertilità maschile, è stato che nell’uomo il consumo di caffè stimola la motilità dello sperma. Quindi gli spermatozoi ipocinetici ( con insufficiente motilità ) potrebbero potenzialmente essere adatti per l’inseminazione artificiale o per fecondazione in vitro dopo essere stati trattati con caffeina. In genere, comunque, i ricercatori non hanno notato alcuna alterazione per consumo di caffè nella fertilità maschile.

Gravidanza e feto à Al di là delle ultime e finora decisive valutazioni dello studioso James Mills, un riepilogo generale dei dati relativi al rapporto fra caffeina ed eventuali rischi riproduttivi si trova in un lavoro di Alan Leviton, secondo cui il consumo moderato di caffeina da parte di donne gravide non influisce negativamente sul feto. C’è da osservare, inoltre, che la caffeina ha dato per lungo tempo buoni risultati nel trattamento dell’apnea ( difficoltà respiratorie ) dei bambini prematuri.

Allattamento à La caffeina ingerita da una madre che allatta passa nel latte, ma non si diffonde liberamente. Il livello riscontrato è solo dell’ 1% rispetto a quello presente nel sangue materno. Tuttavia, si ritiene che il consumo da parte della madre di oltre 600 mg di caffeina al giorno possa aumentare l’insonnia e l’irritabilità nei bambini sensibili.

Nessuna controindicazione è stata osservata con un consumo da due a quattro tazze al giorno, per cui la normale assunzione di caffè da parte delle madri che allattano non ha nessun effetto sul comportamento del bambino.

Resistenza fisica à Aiuta o non aiuta l'atleta? Questo è il quesito che i ricercatori, al di qua e al di là dell'oceano, si pongono quando parlano di prestazione sportiva e caffeina. Infatti nonostante le ricerche in questo senso si sprechino, l'incertezza permane. Tanto che, fino ad oggi, nessuno se la sente di dare una risposta definitiva. Vediamo di capire perché. Innanzitutto, la ricerca procede a fatica in quanto gli effetti della caffeina variano a seconda del peso corporeo, del tipo di esercizio svolto, della sua durata e intensità e anche dell'ambiente in cui ci si allena. E ancora, dell'abitudine a bere caffè e della quantità sorseggiata durante il giorno. Si riscontra quindi in primo luogo una difficoltà d'indagine che viene seguita da altri dubbi. Sul campo le cose sono diverse e il cinquanta per cento dei ciclisti, ad esempio, ricorre al caffè prima e durante la competizione. Ecco perché questi atleti non dimenticano mai di riempire il "borraccino" con tre o quattro tazzine di caffè. La caffeina, infatti, come la teofillina contenuta nel tè o la teobromina presente nel cacao, tutte e tre appartenenti alla famiglia delle metilxantine, stimola il sistema nervoso centrale, e soprattutto stimola la contrazione del muscolo cardiaco. Da qui un incremento sia della frequenza sia della gittata cardiaca (il numero di volte che il cuore pulsa in un minuto e la quantità di sangue pompato nello stesso periodo di tempo). A beneficiarne sarà soprattutto chi pratica sport di lunga durata e ha bisogno di un cuore capace di funzionare a pieno regime. Ma non è tutto. Grazie alla caffeina, la muscolatura liscia dei bronchi si rilascia, favorendo così una migliore respirazione. Aspetti che senza dubbio rappresentano un valido supporto per gli atleti. Non a caso, caffè ed altre bevande contenenti caffeina, se presi in eccesso, rientrano nei test anti-doping.

Lo sa bene il campione di ciclismo Gianni Bugno, che è stato squalificato per aver superato i 12 milligrammi di caffeina per litro di urina stabiliti dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO).

Quantità che tuttavia non può certo essere raggiunta consumando le abituali tre o quattro tazzine di caffè. Perché questo si verifichi occorre assumere 900-1100 milligrammi di caffeina, che vuol dire bere oltre dieci tazze di caffè in una volta sola.

 


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